ANSELM KIEFER. LE ALCHIMISTE installazione

ANSELM KIEFER. LE ALCHIMISTE è un installazione ma prima di parlare cerchiamo di capire cos’è la mostra.

Anselm Kiefer, una delle figure più importanti e influenti dell’arte contemporanea internazionale, celebra le alchimiste con un nuovo ciclo pittorico realizzato specificamente per il Palazzo Reale di Milano. I 42 teleri sono dedicati alle donne che, attraverso l’alchimia, hanno dato un contributo cruciale alla nascita della scienza moderna. Queste opere dialogano con l’architettura della Sala delle Cariatidi, fortemente segnata dall’incendio provocato dai bombardamenti alleati nel 1943, che danneggiò gravemente, quasi cancellandoli, i corpi delle 40 sculture di donne di Caria (le Cariatidi) che sorreggevano la balconata perimetrale.

Otto di questi teleri sono esposti nella Sala del Piccolo Lucernario, adiacente a quella delle Cariatidi. I grandi dipinti de *Le Alchimiste*, concepiti come un’opera unica dal forte valore simbolico, intrecciano temi centrali nel percorso artistico di Kiefer: mito, storia, memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione. La pittura si trasforma in linguaggio alchemico, dove ogni quadro si presenta come un atto di rinascita: un volto che affiora, una narrazione che prende forma, una materia che si trasfigura. Con questa serie, Kiefer invita i visitatori ad intraprendere un viaggio emozionale e immersivo, quasi iniziatico.La mostra si presenta come un vero e proprio pantheon al femminile, frutto di un’opera di recupero storico che mette in luce il vissuto di donne di cui, fino a pochi decenni fa, si sapeva ben poco. Eroine o streghe? Angeli o demoni? Proto-scienziate o ciarlatane? Le Alchimiste erano figure straordinarie, dotate di una profonda intelligenza intuitiva e di rigore, visionarie e resilienti; forse proprio per queste qualità furono spesso emarginate, perseguitate e talvolta condannate dalla cultura dominante. La curatrice Gabriella Belli, nel saggio contenuto nel catalogo, sottolinea come queste donne, pur praticando le arti alchemiche, abbiano avuto il coraggio di sovvertirne le priorità. Hanno scelto di abbandonare la ricerca della pietra filosofale e dell’opus magnum per aprire nuove vie alla scienza moderna attraverso i loro “secreti”. La mostra celebra questi meriti e le competenze femminili, facendo risuonare il clamore delle voci delle donne che rivendicano il proprio talento. Il percorso espositivo non si limita a narrare una storia specifica ma si espande verso temi più ampi e universali.

Si indagano la rigenerazione, la cura, il superamento dei pregiudizi e la fusione degli opposti. Luce e tenebre, maschile e femminile, bene e male, vita e morte si intersecano in un viaggio che attraversa l’oscurità dell’ignoto alchemico per risalire alla luminosità della ragione e della scienza. La pittura di Kiefer dà forma emblematica a questi concetti, elevandoli attraverso la sua arte.Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, ebbe un ruolo centrale tra le alchimiste, grazie anche al suo legame con la città. Scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto con oltre 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche, spicca accanto a Isabella Cortese, autrice di un celebre libro di segreti rinascimentale. Tra le altre figure note: Kleopatra, una delle poche donne citate nelle fonti greche per il contributo all’alchimia; Cristina di Svezia, che fece di Stoccolma un centro culturale europeo; Margaret Cavendish, filosofa del Seicento che unì metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood, promotrice dell’alchimia spirituale nell’Ottocento inglese; Perenelle Flamel, collaboratrice e moglie dell’alchimista Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie controverse; Sophie Brahe, ponte tra cultura cortigiana e laboratorio.Come evidenzia Natacha Fabbri nel suo intervento presente nel catalogo, l’allestimento frammenta e moltiplica le immagini delle donne rappresentate in questi teleri, trasformandole in un caleidoscopio visivo. Ogni immagine si ricompone in forme differenti, generando stupore grazie ai giochi di riflessi creati dagli specchi della Sala delle Cariatidi e dall’imponenza delle tele. In questo spazio solenne e frammentato, il visitatore non è più un semplice osservatore, ma diventa parte attiva del processo di trasformazione: riflesso, frammento ed eco di un mutamento che lo attraversa e coinvolge. La memoria di queste donne si trasforma in materia pulsante, incarnandosi nei colori dell’alchimia in un continuo fluire tra combustione e sublimazione, aridità e fecondità. In questa visione, la donna non è una figura passiva né una mera esecutrice di un’antica arte: è l’elemento ardente della trasformazione, fuoco vivo che consuma e rigenera. È al contempo soggetto e oggetto di un’interazione incessante con la natura che ella stessa modella e che, a sua volta, la trasforma; una fusione di natura e artificio, materia e intelletto, un punto d’incontro tra terra e cielo. Attraverso una pittura materica e simbolica, l’artista disvela ciò che era sepolto: corpi e volti femminili riemergono dalle macerie come presenze potenti, lontane dall’idealizzazione. Le opere diventano laboratori alchemici dove materiali come piombo, zolfo, ossidi, oro, fiori e cenere si trasformano sotto la violenza della fiamma ossidrica, dando forma a corpi e volti di alchimiste tra tinte plumbee. La Sala delle Cariatidi, con figure femminili mutilate dalla guerra, diventa così una cornice densa di significato, simbolo di una narrazione che restituisce visibilità alle donne. Il programma si inaugura giovedì 26 febbraio 2026 con l’evento Gabriella Belli racconta la mostra, che si terrà presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale. Successivamente, venerdì 17 aprile 2026, il Teatro Dal Verme di Milano ospiterà una conversazione tra Anselm Kiefer, Natacha Fabbri e Gabriella Belli. Gli incontri saranno a ingresso gratuito, previa prenotazione. A integrazione del progetto espositivo, una delle opere del ciclo Le Alchimiste, Caterina Sforza, sarà in mostra dal 9 febbraio al 30 giugno 2026 sia a Palazzo Reale sia presso la Unipol Tower di Milano, in piazza Gae Aulenti, in un’ulteriore versione appositamente pensata da Kiefer. Inoltre, a partire da domenica 19 aprile 2026, l’opera Margarethe V Antiochia, realizzata dall’artista nel 2019, sarà esposta all’interno del Parco Internazionale di Scultura presso la sede di Banca Ifis a Mestre, Venezia. Il catalogo, pubblicato da Marsilio Arte e curato da Gabriella Belli, include saggi firmati da Natacha Fabbri, Gabriele Guercio e Lawrence Principe, arricchiti dal contributo della curatrice stessa. In concomitanza con la mostra, Marsilio Arte propone anche il saggio Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer di Massimo Recalcati, che esplora l’universo simbolico e artistico del grande maestro tedesco. Recalcati si immerge nell’opera di Kiefer per indagare il mistero che permette di trasformare la ferita del trauma in poesia e le rovine in un nuovo inizio, evidenziando la straordinaria forza rigenerativa dell’atto creativo.

La mostra è senza dubbio fantastica e merita assolutamente di essere visitata. Vorrei però soffermarmi su alcuni punti. Chiunque visiti il Palazzo Reale di Milano si troverà di fronte a un’esperienza visiva appagante; non mancano stimoli che catturano lo sguardo. Gli enormi pannelli, che dominano la scena, offrono una spettacolarità imponente, e la loro impostazione scenografica riesce a trasmettere un impatto visivo che va ben oltre le aspettative iniziali. Tuttavia, questa grandiosità mi sembra in qualche modo eccessiva, quasi come un effetto “wow” imposto unicamente dalla scala monumentale delle opere. Questo approccio, per quanto di alta qualità, richiama alla memoria una sorta di “furbizia” comunicativa tipica degli effetti speciali, capace di colpire il pubblico con immediatezza. Mi chiedo se un risultato del genere non possa essere accostato più al lavoro di uno scenografo che a quello di un artista, e in tal caso forse sarebbe più corretto definire il tutto come un allestimento, nel senso più tecnico del termine. Riconosco che fare un’osservazione del genere, soprattutto riferita a un maestro come Anselm Kiefer, possa sembrare un giudizio severo, ma queste considerazioni sorgono inevitabilmente in chi osserva con attenzione i dettagli delle sue opere. Detto ciò, considero comunque la mostra una delle proposte più interessanti e stimolanti attualmente presenti in Italia.

Giovanni Lauricella

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