A constatare l’esistenza della società fluida ci siamo arrivati in questi anni ma delle anticipazioni c’erano già da molto tempo.
Proprio chi orientava il costume popolare o chi dal costume popolare prendeva spunto abbiamo esempi formali rilevanti per l’enorme spettacolarità assunta in importanti manifestazioni musicali.
Si sente spesso dire in giro se l’identità è una maschera o una performance di un atto creativo continuo che molti al giorno d’oggi sempre più personificano costituendo quella società fluida che viviamo senza capire bene cos’è.
Lo strepitoso successo Little Richard già dagli anni ’50 all’estetica aliena di David Bowie doveva essere superato dalle nuove tendenze che andavano messe nei circuiti musicali, un lungo elenco che vi risparmio ma che potete trovare facilmente in giro.
Sono i nostri eroi odierni che ci hanno
così tanto assuefatti che non ci rendiamo conto del cambiamento.

Volendo si potrebbe risalire ai Beatles per quei capelli lunghi, qualche cm in più della capigliatura normale, per snaturare quel consueto look distintamente maschile per trasformarlo in varie declinazioni: giovanile, da paggetto, a caschetto ecc. che arrivò a essere con i capelli che raggiungevano le spalle sino a superarle.
Fu così che si esagerò quel “femmineo” che già erano quei musicisti e cantanti dalle voci così acute che erano simili alle donne.
Mentre qui sotto abbiamo l’altro esibizionismo esagerato e molto estremo Punk di Vivienne Westwood su SUN.

La moda da un impulso notevole alla società fluida senza grandi pensatori o teorici del costume ma con le idee ben precise.
Insomma, da che si sperimentò il look femminile nelle varie declinazioni possibili tutto sembrò attraente e travolgente diventando odierna consuetudine.
Un fenomeno analizzato in ” The fluid society” o in The fludifyng society
